Gig Economy e lavoro dignitoso

Gig Economy e lavoro dignitoso

Position Paper – SERI OUTREACH 2017

Brevi spunti per la predisposizione di una regolamentazione a tutela dei lavoratori della Gig Economy.

Il 18 ed il 19 maggio scorsi si è tenuto, presso la Fondazione Giacomo Brodolini in Roma, l’annuale Outreach della SERI – Scuola Europea di Relazioni Industriali.
Oggetto dell’incontro di studio, cui hanno preso parte professori e giovani ricercatori provenienti da tutto il mondo, è stato il rapporto di lavoro nell’ambito della Gig Economy.
Le considerazioni svolte dai relatori, gli interventi delle parti sociali e, più in generale, l’intero dibattito hanno posto l’attenzione sulla particolare configurazione che assumono i rapporti di lavoro nell’ambito della Gig Economy. L’accento è andato, nello specifico, sulla particolare debolezza del lavoratore, sprovvisto di quelle tutele che sono, invece, patrimonio consolidato dei prestatori di lavoro operanti nell’economia “tradizionale”.
Le brevi proposte che seguono vogliono essere un punto di partenza per aprire un dibattito su quella che potrebbe essere una regolamentazione del fenomeno.

1. Esercizio dei diritti sindacali

Ai lavoratori della Gig Economy, deve essere garantita la possibilità di esercitare quei diritti sindacali già riconosciuti agli altri lavoratori. Dovrebbe, quindi, essere estesa loro la possibilità di costituire rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro, con funzioni anche contrattuali. Di notevole importanza è la necessità di garantire ai lavoratori tutele che consentano loro di esercitare i propri diritti (sciopero compreso) senza che a tale esercizio possano seguire comportamenti discriminatori e punitivi da parte del datore di lavoro come occorso nei recenti casi di cronaca. E’ indubbio, inoltre, che le organizzazioni sindacali dovranno farsi portatrici anche degli interessi di questa tipologia di lavoratori, nel caso anche costituendo apposite federazioni.

2. Piattaforme quali agenzie di somministrazione

Una possibile strada per garantire ai lavoratori della Gig Economy una adeguata tutela potrebbe essere quella di estendere, a questi particolari rapporti lavorativi, la disciplina in materia di somministrazione di lavoro, qualificando la piattaforma digitale quale agenzia di somministrazione e l’esercente che utilizza il servizio del lavoratore quale utilizzatore. Stante la varietà di piattaforme esistenti, si tratta di una soluzione che potrà trovare applicazione solo ad un numero circoscritto di ipotesi. Ipotesi, però, che appaiono essere quelle maggiormente bisognose di tutele e che difficilmente e diversamente da altre potrebbero essere ricondotte al lavoro subordinato tout court. E’ indubbio, inoltre, che le particolarità della prestazione lavorativa nell’ambito della Gig Economy (discontinuità, saltuarietà, occasionalità, etc.) richiederanno l’introduzione di alcuni correttivi alla disciplina vigente.

3. Tutele assistenziali e previdenziali

Dovrebbero, infine, essere predisposti / estesi strumenti di tutela che garantiscano ai lavoratori della Gig Economy delle tutele minime in caso di disoccupazione involontaria, malattia e maternità, soprattutto qualora l’attività non si configura come ulteriore ma rappresenti anzi la sola fonte di guadagno per il lavoratore. Occorre, inoltre, implementare meccanismi che possano garantire, anche a fronte di prestazioni occasionali e di una carriera lavorativa disarticolata, la possibilità per i lavoratori della Gig Economy di beneficiare di un trattamento pensionistico al termine della propria carriera lavorativa.

Gruppo di ricerca

Michele Faioli, Manuelita Mancini, Barbara De Micheli, Gianluca Bonanomi, Feliciano Iudicone, Sara Cubellotti

Al seguente link l’articolo di una partecipante al SERI Outreach, Laura Birgillito, “Ubi societas, ibi ius. el debate sobre la gig-economy llega a Roma”